Quando mi è stata chiesta disponibilità per candidarmi alle comunali di Milano ho riflettuto sul modo in cui avrei potuto dare il mio contributo.
Ho investito tutta la mia vita in difesa dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. E l’ho fatto da donna, prima ancora che da sindacalista e da segretaria generale della CGIL Lombardia.
L’ho fatto perché convinta che lo stato di salute civica e sociale di una comunità passi dallo star meglio e bene tutti. Il lavoro, in questa battaglia di equità, gioca un ruolo fondamentale. 30 anni fa come oggi.
E allora perché non portare avanti quell’impegno a garanzia dell’uguaglianza da un luogo, la politica pubblica, che può e deve fare la differenza nelle vite di ciascuno di noi?
Voglio portare le mie battaglie e i miei valori alla guida di Milano.
Voglio che Milano resti una città democratica e antifascista, che sappia orgogliosamente essere una città senza disuguaglianze di reddito e di opportunità per gli uomini e le donne che la abitano.
Voglio una città senza periferie sociali, senza precarietà di lavoro e di vita.
Voglio una città per i diritti. Uno su tutti: il diritto alla salute.
Mi candido perché voglio Milano città giusta, sostenibile, ecologica.