ATM annuncia 660 assunzioni, ma mancano i candidati.

Milano è tra le dieci città più care al mondo ma solo 37esima per potere d’acquisto. Prezzi elevati, dunque, e salari insufficienti.

Emerge quel che urliamo inascoltati da tempo: un lavoro regolare, a tempo pieno, in un ente pubblico non consente di vivere a Milano.
Il Direttore Generale di ATM ha definito la retribuzione «non così bassa» ma comunque non in grado di competere con gli stipendi offerti dalle aziende private.
Noi pensiamo che questa sia una lettura parziale del problema.

Anche se gli stipendi medi si alzassero, il prezzo degli affitti sarebbe comunque ingiustificato.
Occorre contrastare il lavoro povero, anche se tutelato e contrattualizzato.

Come amministrazione, dovremo rafforzare le politiche di welfare e garantire il diritto all’abitare a Milano.
Casa, salute, lavoro e diritti.
È una questione di civiltà e cittadinanza.