Comincia oggi la Settimana della salute.
Ma non è in salute un Paese che ha appena superato i 100mila morti per Covid.
Non è in salute una Regione che non ha protetto i cittadini, gli anziani nelle RSA, il personale sanitario, i pazienti fragili.

Non è in salute un’amministrazione che non si è presa cura dei pazienti Covid, abbandonati a loro stessi perché la famosa eccellenza lombarda, basata sull’ospedalizzazione, ha quasi annientato la medicina territoriale, mandando allo sbaraglio i medici di medicina generale e affidando la gestione dei malati allo spirito di sacrificio del singolo. Il tutto nonostante la volontà dei molti operatori non “eroi” ma “professionisti” sul campo (medici, oss, infermieri, tecnici di radiologia, assistenti sociali, ostetriche, etc.) di offrire risposte adeguate.

Non è in salute una Regione che sta gestendo in modo pessimo la campagna vaccinazione anti-Covid. Il sistema Aria che doveva gestire le operazioni è andato in tilt: convocazioni a 800 persone insieme a Niguarda (è di oggi la denuncia di Guido Bertolaso). SMS inviati e smentiti, falle che hanno permesso a chi non aveva diritto di chiedere l’iniezione, ultraottantenni che stanno ancora aspettando la prima dose, con un messaggio di scuse “Sappi che la salute è la nostra priorità” che suona come una presa in giro.

Milano Unita chiede che la salute sia un diritto di tutti, come previsto dalla Costituzione.

Milano Unita ritiene indilazionabile una revisione della legge 23, che regola il servizio sanitario lombardo (e che ha penalizzato la medicina territoriale a vantaggio dei poli ospedalieri).

Milano Unita chiede che il Comune abbia un ruolo strategico in tema sanità favorendo nuove forme di cultura della salute e della vita sociale , dando priorità all’ascolto delle persone, per realizzare la volontà dei cittadini (nei quartieri, con le associazioni già attive).

Milano Unita sottoscrive infine la lettera aperta che 67 organizzazioni hanno indirizzato al presidente Mario Draghi affinché sostenga la sospensione dei brevetti sui vaccini, richiesta da India e Sudafrica, che impediscono ai due Paesi di produrre su scala mondiale le dosi anti-Covid.
Perché la cura e i vaccini anti-covid dovrebbero essere garantiti a tutti, equamente, anche nei Paesi più poveri e più in difficoltà.

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