Contrariamente a quanto è successo in altre città europee, a Milano l’emergenza Covid-19 ha portato alla sospensione delle zone a traffico limitato. Questa scelta, sebbene affiancata a importanti interventi sul trasporto pubblico e sulla mobilità dolce, ha inevitabilmente incentivato l’utilizzo dei mezzi privati per spostarsi, percepiti certamente più sicuri e spesso più veloci. Si è così innestato un pericoloso circolo vizioso: le soluzioni adottate incidono, infatti, fortemente sulla qualità dell’aria, sull’inquinamento acustico e sulla vivibilità degli spazi urbani, aumentando quindi quelle condizioni di fragilità che rendono i cittadini vulnerabili di fronte alla pandemia. L’aumento del traffico, affiancato alla cultura del predominio dell’automobile come mezzo di trasporto, rende inoltre di fatto difficoltoso l’utilizzo delle piste ciclabili, percepite inevitabilmente come pericolose.

A partire da mercoledì verrà nuovamente introdotta l’area C, ma solo dopo le 10, non includendo quindi la fascia oraria nella quale il traffico in città è più intenso. Una soluzione che cerca di unire le istanze ambientaliste con le necessità pratiche di chi vive, ma soprattutto lavora, nei quartieri del centro cittadino. L’ambiente e la salute non lasciano spazio al compromesso: la qualità dell’aria e la tutela della salute dei cittadini dovrebbe essere sempre messa al primo posto. Gli introiti dell’area C costituiscono inoltre una voce importante della casse comunali e una fonte di risorse significativa per garantire servizi oggi essenziali. Vogliamo davvero rinunciarvi per favorire pochi, a svantaggio di tutti?

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